| TIPOLOGIA A | ANALISI DEL TESTO |
Umberto SABA, La ritirata in Piazza Aldrovandi a Bologna
1 Piazza Aldrovandi e la sera d'ottobreUmberto Saba, nato a Trieste nel 1883 e morto a Gorizia
nel 1957, cominciò a scrivere versi agli inizi del secolo XX e continuò
per cinquant'anni all'incirca. Questa poesia è compresa nella raccolta
La serena disperazione (1913-1915) confluita poi, insieme a tutte le altre
raccolte di versi del poeta triestino, nel Canzoniere.
Note preliminari alla comprensione del testo: la bolognese piazza Aldrovandi
aveva accanto una caserma. In occasione di esercitazioni e di feste si
esibiva nella piazza la banda dei bersaglieri.
| TIPOLOGIA B | Redazione
di un "SAGGIO BREVE" o di un "ARTICOLO DI GIORNALE" |
(puoi scegliere uno degli argomenti relativi ai quattro ambiti proposti)
CONSEGNE
Sviluppa l'argomento scelto o in forma di "saggio breve"
o di "articolo di giornale", utilizzando i documenti e i
dati che lo corredano.
Se scegli la forma del "saggio breve", interpreta e confronta
i documenti e i dati forniti e svolgi su questa base la
tua trattazione, anche con opportuni riferimenti alle tue
conoscenze ed esperienze di studio.
Da' al tuo saggio un titolo coerente e ipotizzane una destinazione
editoriale (rivista specialistica, fascicolo scolastico
di ricerca e documentazione, rassegna di argomento culturale,
altro).
Se scegli la forma dell'"articolo di giornale", individua
nei documenti e nei dati forniti uno o più elementi che
ti sembrano rilevanti e costruisci su di essi il tuo 'pezzo'.
Da' all'articolo un titolo appropriato ed indica il tipo
di giornale sul quale ne ipotizzi la pubblicazione (quotidiano,
rivista divulgativa, giornale scolastico, altro). Per attualizzare
l'argomento, puoi riferirti a circostanze immaginarie o
reali (mostre, anniversari, convegni o eventi di rilievo).
Per entrambe le forme di scrittura non superare le quattro
o cinque colonne di metà di foglio protocollo.
1. AMBITO ARTISTICO - LETTERARIO
ARGOMENTO: Il male di vivere nella poesia e nell'arte
del Novecento.
DOCUMENTI
Spesso il male di vivere ho incontrato:
era il rivo strozzato che gorgoglia,
era l'incartocciarsi della foglia
riarsa, era il cavallo stramazzato.
Bene non seppi, fuori del prodigio
che schiude la divina Indifferenza:
era la statua nella sonnolenza
del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato.
E. MONTALE, Ossi di Seppia, 1925
Anche questa notte passerà
Questa solitudine in giro
titubante ombra dei fili tranviari
sull'umido asfalto
Guardo le teste dei brumisti
nel mezzo sonno
tentennare
G. UNGARETTI, L'allegria, 1942
Ho parlato a una capra.
Era sola sul prato, era legata.
Sazia d'erba, bagnata
dalla pioggia, belava.
Quell'uguale belato era fraterno
al mio dolore. Ed io risposi, prima
per celia, poi perché il dolore è eterno,
ha una voce e non varia.
Questa voce sentiva
gemere in una capra solitaria.
In una capra dal viso semita
sentivo querelarsi ogni altro male,
ogni altra vita.
U. SABA, La capra, in "Casa e Campagna", 1909 - 1910
Gelida messaggera della notte,
sei ritornata limpida ai balconi
delle case distrutte, a illuminare
le tombe ignote, i derelitti resti
della terra fumante. Qui riposa
il nostro sogno. E solitaria volgi
verso il nord, dove ogni cosa corre
senza luce alla morte, e tu resisti.
S. QUASIMODO, Elegia, 1947

Edvard MUNCH, L'urlo, 1893
"Sento il grido della natura!" (Munch).
"La deformazione della figura è giunta a un limite sconosciuto per quell'epoca.
L'uomo in primo piano, con la bocca gridante e le mani strette sulle orecchie
per non ascoltare il proprio incontenibile urlo, che è anche urlo della
natura, è ridotto ad una misera parvenza ondeggiante in un paesaggio di
delirio."
M. DE MICHELI, Le avanguardie artistiche del Novecento, Feltrinelli
1999
2. AMBITO SOCIO - ECONOMICO
ARGOMENTO: L'Italia da terra di emigranti a terra di immigrati: cause
e conseguenze socio - economiche.
DOCUMENTI
"Tra i fenomeni particolari che presenta l'Italia del Mezzogiorno nessuno
è forse più significativo della sua emigrazione. Da oltre un trentennio,
prima in misura limitata, poi in proporzioni sempre più vaste ed in
maniera persistente, è incominciata e si è diffusa ed affermata una
corrente migratoria, un vero esodo verso i più lontani paesi. A spingere
verso l'ignoto avevano concorso, insieme, la scarsa produttività del
suolo rincrudita da sistemi arretrati di coltura, dall'ignoranza e dalle
ricorrenti crisi agrarie; i sistemi tributari, gravi pel peso ed esosi
per le forme di percezione; gli intollerabili sistemi amministrativi,
ancora più viziati nella pratica di ambienti ancora compenetrati di
usi ed abusi feudali. L'emigrazione meridionale, per le proporzioni,
per gli elementi di cui si compone, per la funzione che va ad esercitare
specialmente in alcuni paesi di destinazione, si presenta in aspetto
diverso dall'emigrazione dei paesi più progrediti. Costituita in prevalenza
di agricoltori, essa ha tutt'al più la sua analogia nell'emigrazione
di paesi aventi regioni arretrate, come ne ha l'Austria e l'Ungheria
o addirittura poco progrediti come la Russia ed i paesi balcanici. Il
danaro faticosamente risparmiato dagli emigranti, certo una risorsa,
ma in compenso quanti altri lati sfavorevoli!"
E. CICCOTTI, L'emigrazione, in "La Voce", n° 11, 1911
"Non Roma o Napoli, ma New York sarebbe la vera capitale dei contadini
di Lucania, se mai questi uomini senza Stato potessero avere una. E
lo è, nel solo modo possibile per loro, in un modo mitologico. Per la
sua doppia natura, come luogo di lavoro essa è indifferente: ci si vive
come si vivrebbe altrove, come bestie legate a un carro, e non importa
in che strade lo si debba tirare; come paradiso, Gerusalemme celeste,
oh! allora, quella non si può toccare, si può soltanto contemplarla,
di là dal mare, senza mescolarvisi. I contadini vanno in America, e
rimangono quello che sono: molti vi si fermano, e i loro figli diventano
americani: ma gli altri, quelli che ritornano, dopo vent'anni, sono
identici a quando erano partiti. In tre mesi le poche parole d'inglese
sono dimenticate, le poche superficiali abitudini abbandonate, il contadino
è quello di prima, come una pietra su cui sia passata per molto tempo
l'acqua di un fiume in piena, e che il primo sole in pochi minuti riasciuga.
In America, essi vivono a parte, fra di loro: non partecipano alla vita
americana, continuano per anni a mangiare pan solo, come a Gagliano,
e risparmiano i pochi dollari: sono vicini al paradiso, ma non pensano
neppure ad entrarci. Poi, tornano un giorno in Italia, col proposito
di restarci poco, di riposarsi e salutare i compari e i parenti: ma
ecco, qualcuno offre loro una piccola terra da comperare, e trovano
una ragazza che conoscevano bambina e la sposano, e così passano i sei
mesi dopo i quali scade il loro permesso di ritorno laggiù, e devono
rimanere in patria. La terra comperata è carissima, hanno dovuto pagarla
con tutti i risparmi di tanti anni di lavoro americano, e non è che
argilla e sassi, e bisogna pagare le tasse, e il raccolto non vale le
spese, e nascono i figli, e la moglie è malata, e in pochissimo tempo
è tornata la miseria, la stessa eterna miseria di quando, tanti anni
prima, erano partiti."
C. LEVI, Cristo si è fermato ad Eboli, Einaudi, Torino 1945
"Il fenomeno dell'immigrazione è cominciato ad affacciarsi timidamente
nella realtà italiana negli anni '60 e '70, ma solo nella prima metà
degli anni '80 ha assunto una dimensione sociale pienamente visibile
e socialmente rilevante.
Le cause specifiche che hanno portato all'esplosione del fenomeno immigrazione
possono essere così individuate. L'Italia negli anni '80 aveva raggiunto
una situazione di piena occupazione nelle aree economicamente sviluppate,
essenzialmente il Nord nel paese. La disoccupazione persistente era
un fenomeno prevalentemente giovanile e intellettuale localizzato nelle
aree meridionali. Ciò ha comportato un tendenziale rifiuto dei lavori
più dequalificati e più faticosi (lavoro domestico, agricoltura, pesca,
fonderie, commercio ambulante, terziario dequalificato). Sostanzialmente
connesso con tale fenomeno è il blocco della crescita demografica. Accanto
alle ragioni strutturali, va ricordata la tendenziale apertura delle
frontiere per ragioni turistiche che ha sostanzialmente favorito l'ingresso
e successivamente la permanenza illegale nel Paese degli immigrati."
M. NAPOLI, Questioni di diritto del lavoro, Giappichelli, Torino,
1996
3. AMBITO STORICO - POLITICO
ARGOMENTO: Giovanni Giolitti: metodi di governo e programmi politici.
DOCUMENTI
"La via della reazione sarebbe fatale alle nostre istituzioni, appunto
perché le porrebbe al servizio degli interessi di una esigua minoranza,
e spingerebbe contro di esse le forze più vive e irresistibili della
società moderna, cioè l'interesse delle classi più numerose e il sentimento
degli uomini più colti.
Esclusa la convenienza, anzi la possibilità, di un programma reazionario,
resta come unica via, per scongiurare i pericoli della situazione attuale,
il programma liberale, che si propone di togliere, per quanto è possibile,
le cause del malcontento, con un profondo e radicale mutamento di indirizzo
tanto nei metodi di governo, quanto nella legislazione.
I metodi di governo hanno capitale importanza, perché a poco giovano
le ottime leggi se sono male applicate.
[...] Nel campo politico poi vi è un punto essenziale, e di vera attualità,
nel quale i metodi di governo hanno urgente bisogno di essere mutati.
Da noi si confonde la forza del governo con la violenza, e si considera
governo forte quello che al primo stormire di fronda proclama lo stato
d'assedio, sospende la giustizia ordinaria, istituisce tribunali militari
e calpesta tutte le franchigie costituzionali. Questa invece non è la
forza, ma è debolezza della peggiore specie, debolezza giunta a tal
punto da far perdere la visione esatta delle cose."
G. GIOLITTI, Discorso agli elettori del collegio di Dronero, Busca,
20 ottobre 1899 (in Giolitti, "Discorsi extraparlamentari", Torino,
1952)
"[La] importante e svariata opera legislativa, amministrativa e associativa
[di Giolitti] era resa possibile dalla fioritura economica che si osservava
dappertutto nel paese, e che, quantunque rispondesse a un periodo di
generale prosperità dell'economia mondiale e fosse aiutata dall'afflusso
degli esuberanti capitali stranieri in Italia, aveva, dentro questo
quadro, un particolare rilievo, perché, come i tecnici notavano, nessun
altro paese di Europa compiva, in quel tempo, progressi tanto rapidi
ed estesi quanto l'Italia."
B. CROCE, Storia d'Italia dal 1871 al 1915, Laterza, Bari, 1939.
"La tattica dell'onorevole Giolitti è stata sempre quella di far la
politica conservatrice per mezzo dei condottieri dei partiti democratici:
sia lusingandoli e addomesticandoli per via di attenzioni individuali
(siamo arrivati già alle nomine senatoriali) sia, quando si tratti di
uomini personalmente disinteressati, come Turati e Bissolati, conquistandoli
con riforme le quali non intacchino seriamente gli interessi economici
e politici dei gruppi dominanti nel governo. [...] Giolitti migliorò
o peggiorò i costumi elettorali in Italia? La risposta non è dubbia
per chi voglia giudicare senza le traveggole dell'amicizia. Li trovò
e li lasciò nell'Italia settentrionale quali si andavano via via migliorando.
Li trovò cattivi e li lasciò peggiori, nell'Italia meridionale."
G. SALVEMINI, Il ministro della malavita e altri scritti sull'Italia
giolittiana, Feltrinelli, Milano, 1962.
"Giolitti affermò che le questioni sociali erano ora più importanti
di quelle politiche e che sarebbero state esse in avvenire a differenziare
i vari gruppi politici gli uni dagli altri. [...] Egli avanzò pure la
teoria del tutto nuova che i sindacati dovevano essere benvenuti come
una valvola di sicurezza contro le agitazioni sociali, in quanto le
forze organizzate erano meno pericolose di quelle disorganizzate."
D. Mack SMITH, Storia d'Italia dal 1861 al 1958, Laterza, Bari, 1959.
"La politica giolittiana, soprattutto dal 1900 in poi, appare tutta
costruita sulla richiesta della collaborazione governativa con il partito
della classe operaia e con i suoi uomini più rappresentativi. [...]
Assurdo pretendere che Giovanni Giolitti, uomo politico uscito dalla
vecchia classe dirigente borghese e conservatrice, fosse l'araldo del
rinnovamento della società italiana; non si può però negare che tra
gli uomini politici della sua epoca egli appaia oggi quello che più
degli altri aveva compreso qual era la direzione in cui la società italiana
avrebbe dovuto muoversi per uscire dai contrasti del suo tempo."
P. TOGLIATTI, Momenti della storia d'Italia, Editori Riuniti, Roma,
1963.
"Da buon politico, egli [Giolitti] aveva avvertito che i tempi erano
ormai maturi perché si addivenisse a una convivenza nella tolleranza
con la Chiesa di Roma, aveva compreso che l'anticlericalismo era ormai
una inutile frangia che si portavano i governi [...] Quando egli passò
a realizzare la politica delle "due parallele" [Stato e Chiesa autonomi
nei loro ambiti] nello stesso tempo denunciò, di fatto, la fine di un
certo tipo di anticlericalismo, provocò lo svuotamento di tutte le illusioni
che la monarchia a Roma avrebbe ucciso il papato, che il liberalismo
avrebbe dovuto disintegrare il cattolicesimo".
G. DE ROSA, La crisi dello stato liberale in Italia, Studium, Roma,
1955.
4. AMBITO TECNICO - SCIENTIFICO
ARGOMENTO: Da Gutenberg al libro elettronico: modi e strumenti della
comunicazione
DOCUMENTI
1. "L'homo sapiens che moltiplica il proprio sapere è il cosiddetto
uomo di Gutenberg. È vero che la Bibbia stampata da Gutenberg tra il
1452 e il 1455 ebbe una tiratura (per noi, oggi, risibile) di 200 copie.
Ma quelle 200 copie erano ristampabili. Il salto tecnologico era avvenuto.
E dunque è con Gutenberg che la trasmissione scritta della cultura diventa
potenzialmente accessibile a tutti.
Il progresso della riproduzione a stampa fu lento ma costante e culmina
nell'avvento - a cavallo tra il Settecento e l'Ottocento - del giornale
che si stampa ogni giorno, del "quotidiano". Nel contempo, dalla metà
dell'Ottocento in poi comincia un nuovo e diverso ciclo di avanzamenti
tecnologici. Primo, l'invenzione del telegrafo, poi quella del telefono
(di Alexander Graham Bell). Con queste due invenzioni spariva la distanza
e cominciava l'era delle comunicazioni immediate. La radio, anch'essa
un eliminatore di distanze, aggiunge un nuovo elemento: una voce facile
da diffondere in tutte le case. La radio è il primo formidabile diffusore
di comunicazioni; ma un diffusore che non intacca la natura simbolica
dell'uomo.
[...] La rottura avviene, alla metà del nostro secolo, con la televisione.
La televisione - lo dice il nome - è "vedere da lontano" (tele), e cioè
portare al cospetto di un pubblico di spettatori cose da vedere da dovunque,
da qualsiasi luogo e distanza. E nella televisione il vedere prevale
sul parlare, nel senso che la voce in campo, o di un parlante, è secondaria,
sta in funzione dell'immagine, commenta l'immagine. Ne consegue che
il telespettatore è più un animale vedente che non un animale simbolico.
Per lui le cose raffigurate in immagini contano e pesano più delle cose
dette in parole. E questo è un radicale rovesciamento di direzione,
perché mentre la capacità simbolica distanzia l'homo sapiens dall'animale,
il vedere lo ravvicina alle sue capacità ancestrali, al genere di cui
l'homo sapiens è specie.
[...] I veri studiosi continueranno a leggere libri, avvalendosi di
Internet per i riempitivi, per le bibliografie e le informazioni che
prima trovavano nei dizionari; ma dubito che se ne innamoreranno."
G. SARTORI, Homo videns, Laterza Bari 1997
2. "Attraverso il disegno e la stampa, già nei secoli scorsi, l'uomo
aveva catturato e imparato a governare l'immagine. Solo in questo secolo
è stato capace di realizzare una delle sue più antiche ambizioni: quella
di catturare, riprodurre, trasmettere a distanza i suoni delle voci
e delle cose.
La galassia Gutenberg ha fatto piombare il mondo nel silenzio. La galassia
multimediale gli ha ridato voce, ne ha moltiplicato le immagini acustiche."
R. MARAGLIANO, Nuovo manuale di didattica multimediale, Laterza Bari
1998
3. "La rivoluzione dell'editoria comincia a primavera. E nell'arco di
pochi anni si verificheranno tali trasformazioni nella produzione di
libri e nella loro distribuzione (ma anche in quella dei giornali) che
alla fine tutto apparirà radicalmente mutato. Addio carta, addio biblioteche
con chilometri di scaffali dal pavimento al soffitto. La rivoluzione
si chiama eBook. ... Gli eBook, conclude Fabio Falzea [responsabile
delle relazioni strategiche della Microsoft Italia], saranno il più
grosso fattore di accelerazione della cultura dopo Gutenberg".
L. SIMONELLI, "Tuttoscienze", 23 febbraio 2000
| TIPOLOGIA C | TEMA DI ARGOMENTO STORICO |
Tra gli eventi tragici del XX secolo emerge in particolare l'Olocausto degli Ebrei. Spiegane le possibili cause, ripercorrendone le fasi e gli eventi, ricordandone gli esiti e aggiungendo riflessioni personali, scaturite dall'eventuale racconto di testimoni, da letture, da film o documentari.
| TIPOLOGIA D | TEMA DI ORDINE GENERALE |
Giovanni Verga, in una famosa novella dal titolo Rosso
Malpelo, compresa nella raccolta "Vita dei Campi" pubblicata nel 1880,
racconta di due ragazzini che lavorano in condizioni disumane in una
miniera.
Le cronache odierne mostrano continuamente minori in luoghi di guerra,
di fame, di disperazione o utilizzati in lavori faticosi e sottoposti
a inaudite crudeltà, nonostante gli appelli e gli interventi delle organizzazioni
umanitarie che tentano di arginare questa tragedia. Inquadra il problema
ed esponi le tue considerazioni in proposito.
Durata massima della prova: 6 ore.
È consentito soltanto l'uso del dizionario italiano.
Non è consentito lasciare l'Istituto prima che siano trascorse 3 ore
dalla dettatura